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Solidales cun Bruno Bellomonte ! |
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Scritto da Tzirculu de Pisa
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Lunedì 15 Giugno 2009 13:12 |
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In giorno Mercoledì 10 Giugno 2009 le città di Genova, Roma e Milano hanno assistito ad una coordinata ed efficace operazione di polizia che ha portato all’arresto di 6 persone. L’accusa è di associazione sovversiva, in riferimento all’articolo 270 bis del c.p.p. Nello specifico, secondo gli inquirenti, il gruppo mirava alla realizzazione di uno o più attentati durante lo svolgimento del summit g8 della Maddalena. Durante l’operazione sarebbero state rinvenute armi ed esplosivi destinate all’uso nei giorni del vertice. Apprendiamo che, fra gli altri, è stato arrestato Bruno Bellomonte, militante indipendentista sardo, già inquisito durante la tristemente nota operazione Arcadia. Ai tempi, Bruno fu accusato di aver preso parte ad attentati dinamitardi in Sardegna e di essersi recato in medio-oriente per addestrarsi presso un campo terroristico. Quest’accusa fu smantellata immediatamente poiché, dalle carte, risultò che in realtà si trovava in Marocco in viaggio di piacere. Non dovette così subire l’agonia degli altri 10 arrestati che rimasero dietro le sbarre per altri 10 mesi. Dopo questo interminabile periodo anche gli altri 10 indipendentisti furono scarcerati poiché, essendo quello un periodo di carcerazione preventiva previsto dall’articolo e non venendo fuori uno straccio di prova legittima che inchiodasse gli imputati, la situazione cominciava a sapere più che altro di carcerazione del dissenso e pesante intimidazione a tutto il movimento indipendentista ed anticolonialista sardo. Dalla data di scarcerazione ad oggi abbiamo assistito ad una vera e propria guerra psicologica nei confronti degli 11 e di tanti altri militanti, fatta di microspie rinvenute nelle macchine, perquisizioni ed intimidazioni, senza contare la minaccia continua della ripresa dei “processi Arcadia” e di altri giganteschi castelli di carta. In Sardegna la repressione del dissenso si concentra da sempre contro quelle spinte da sinistra al cambiamento sociale che escono fuori dai canoni tradizionali dell’opposizione italiana, poiché presentano istanze che forniscono una reale alternativa e progettualità allo sfruttamento tipico di un sistema capitalista. In una parola gli indipendentisti, gli unici che portano avanti un discorso che ben inquadra la situazione sarda e ne svela la contraddizione più ecclatante e perciò pericolosa da far conoscere: quella di una terra pesantemente colonizzata da uno stato che da secoli la relega ad una condizione di pezza da piedi e la utilizza come gigantesca base militare, area di speculazione turistica nonché ambientale e laboratorio di sperimentazione di armi, tecnologie e tecniche di repressione politica, sociale e culturale. E chiaro che chi si batte contro questa situazione dovrà essere zittito. Bruno è una di queste persone; uno che, da ferroviere, sindacalista e militante indipendentista non accetta un futuro da fame per se e per la propria famiglia, uno che lotta con e per il proprio popolo perché finalmente si renda libero. Ma è anche una persona intelligente, che sa che metodi come la lotta armata non pagano e non hanno mai pagato; sa anche del pesantissimo controllo che, a partire da quel fatidico 11 Luglio, lo attanaglia e non è così stupido, come lo stato vuol farci credere, da cambiare idea a 60 anni e scegliere metodologie di lotta che gli riserverebbero un destino da carcerato. Sappiamo che Bruno è stato arrestato per una intercettazione telefonica dove solo chi è ben pagato per sbattere in galera altra gente poteva leggere allusioni da lottarmatista. Sappiamo che questo stato terrorista cerca continuamente di trascinare l’opinione pubblica verso un clima di tensione e paura che giustifichi un governo autoritario e antidemocratico. Sappiamo che in Sardegna le uniche forze che impensieriscono lo stato, per via delle istanze che portano, sono l’indipendentismo e l’anticolonialismo. E’ naturale che si tenda a far si che la gente ne abbia timore e veda queste come terroriste, anziché il vero responsabile. Sappiamo quali siano le politiche dello stato italiano nei confronti del dissenso e delle minoranze; politiche che si inaspriscono ulteriormente alla vigilia di grandi eventi come il g8 (vedi nel 2001 prima di Genova) e che creano gli “ebrei” di turno da dare in pasto all’opinione pubblica come nemico numero uno. Sappiamo chi è Bruno e che razza di menzogne possa inventare lo stato nei confronti di chi non accetta il suo strapotere. Sappiamo che Bruno là dentro non demorde e che prestissimo sarà fuori e tornerà a lottare insieme a noi, con e per il popolo sardo, come ha sempre fatto. SOLIDARIETA’ A TUTTI I PRIGIONIERI PER IL LORO DISSENSO! LIBERTA’ PER BRUNO! LIBERTA’ PER TUTTI!
Tzirculos de sos disterrados sardos anticolonialistas
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 15 Giugno 2009 15:54 )
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[NO NUKE] Nuovi reattori Epr? Non sono più facili da costruire nè più sicuri |
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Scritto da tzirculu de Torino
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Giovedì 04 Giugno 2009 17:06 |
Avete presente i reattori nucleari Epr oggetto dell’accordo Italia-Francia? Non ci sono solo problemi di sicurezza e scorie 7 volte più radioattive rispetto a quelle delle altre centrali nucleari.
C’è anche la faccenda dei conti: e il New York Times si è messo appunto a fare due conti, senza tralasciare il resto. Cifre sconfortanti. Vorrei proprio sapere come faranno le bollette dell’elettricità a scendere grazie all’energia nucleare.
E non solo. La conclusione del New York Times è che i reattori di ultima generazione come l’Eprnon sono nè più facili da costruire nè più sicuri di quelli vecchi.
Il New York Times parte dal reattore Epr che la francese Areva sta costruendo a Olkiluoto, in Finlandia: il più potente mai progettato, con un design modulare che lo renderebbe facilmente replicabile ovunque.
Approvato nel 2001, doveva entrare in funzione quest’estate. Ebbene, nessuno si azzarda più a fare previsioni su quando sarà ultimato. Nel frattempo secondo Areva il costo è salito a 6 miliardi di euro: il 50% in più rispetto alla cifra inizialmente prevista.
La Finlandia non è d’accordo. Le due parti si sono affidate ad un arbitrato. In ballo ci sono anche reciproche richieste di danni.
Tutto ciò in Finlandia. Ve lo vedete un cantiere così rognoso in Italia, nell’Italia dei costi che salgono alle stelle anche quando si tratta di costruire una scuola o un ospedale?
Comunque il nocciolo dei problemi è che Areva, secondo la Finlandia, non riesce a progettare un soddisfacente sistema di controllo e sicurezza, il “cuore” del reattore.
Attorno al cantiere di Olkiluoto, scrive il New York Times, si avvicendano in turni ininterrotticirca 10.000 lavoratori per lo più stranieri.
Il New York Times conclude che questi reattori nucleari di ultima generazione non sono nè più facili da costruire nè più sicuri di quelli vecchio tipo, che hanno generato mostri come Chernobyl e Three Mile Island.
Eppure la Francia nucleare, dice sempre il New York Times, cerca di piazzarli in giro per il mondo, dato che il mercato interno, con 58 reattori, è saturo.
L’Italia ha abboccato. L’espressione è mia: il New York Times neppure cita l’Italia. Si limita a dire che nonostante il gran parlare di rinascita nucleare solo pochi Paesi - Cina, Russia, India - davvero si affidano al nucleare.
In tutto il mondo negli ultimi anni si è decisa la costruzione di 45 centrali nucleari, non sufficienti peraltro a rimpiazzare quelle che cessano di funzionare perchè troppo vecchie. Però 22 di questi progetti sono in ritardo. Di 12 non si è neppure deciso l’effettivo avvio.
I reattori di nuove generazione non sono nè più facili da costruire nè più sicuri di quelli vecchi. Però l’Italia, ahimè, ha abboccato.
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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 04 Giugno 2009 17:53 )
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ALE LIBERO! LIBERI TUTTI! |
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Scritto da sos tzirculos
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Martedì 19 Maggio 2009 20:48 |
Con questo comunicato i Circoli degli Emigrati Sardi Anticolonialisti esprimono tutta la loro solidarietà ad Alessandro, compagno sardo militante dei circoli, ed ai compagni greci e italiani tratti in arresto con lui negli scontri avvenuti questo pomeriggio a Torino. I nostri compagni e e le nostre compagne erano in strada oggi a manifestare il loro dissenso contro l'ennesimo soppruso che i potenti vogliono imporci, sperando che passi inosservato agli occhi di chi deve subirlo. Alessandro e gli altri fermati erano in strada per opporsi a questo sistema di regole classiste e ingiuste che non tiene conto delle persone che dovranno sperimentarlo sulla propria pelle (in questo caso, gli studenti). La risposta alla doverosa manifestazione del proprio diritto ad opporsi a questo status quo è sempre la stessa: blindati, lacrimogeni e il tanto, tanto, abuso di potere. Qualunque sia stata la dinamica di confronto imposta da una fortissima e indiscriminata repressione, riteniamo sacrosanto il diritto dei compagni a trovarsi in piazza oggi ad opporsi al G8 dei rettori e sosteniamo che sia stato lecito ogni tentativo di interrompere o comunque rubare spazio a questo inutile vertice. Massimo appoggio a questa lotta, massima solidarietà ad Alessandro ed agli altri compangni arrestati !
LIBERI TUTTI, SUBITO!!
Tzirculos De Sos Disterrados Sardos |
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Ultimo aggiornamento ( Martedì 19 Maggio 2009 20:57 )
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Dal 17 al 19 Maggio tutt* a Torino contro linsostenibile G8 delluniversita. |
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Scritto da Tzirculu de Torino
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Mercoledì 13 Maggio 2009 13:07 |
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CONTRO L’INSOSTENIBILE G8 DELL’UNIVERSITA’
Il 17 18 e 19 maggio si terrà a Torino il G8 University Summit, a cui parteciperanno i rettori ed i presidenti degli atenei degli stati membri del G8, insieme a quelli di molti altri paesi del mondo. L’incontro, promosso dalla CRUI, si propone come interlocutore diretto dei capi di governo e di stato che si riunirà in Sardegna (o probabilmente a L’Aquila) quest’estate ed ha l’obiettivo di consigliare i “grandi del mondo” sui problemi dell’umanità e del pianeta, confidando sul presunto carattere “neutrale e oggettivo” del sapere prodotto dalle università. Sappiamo tutti come il G8 abbia rappresentato nel corso dei decenni un’istituzione cardine dell’ordine neoliberista oggi evidentemente in crisi. Non ci sembra quindi credibile che a proporre soluzioni per arginare gli effetti della crisi in atto siano gli stessi soggetti che l’hanno prodotta e a doverne subire i costi sociali ed economici, sempre più insostenibili, siano invece proprio coloro (studenti, lavoratori, movimenti in difesa del territorio e dei beni comuni) che restano esclusi dai processi decisionali. Il G8 universitario si presenta come diretto interlocutore dei capi di governo e di stato, mirando ad affermare un modello di università che risponde a specifiche esigenze di mercato e di profitto. L’ottica oramai consolidata, avviata già dal processo di Bologna, è quella che seleziona nell’offerta didattica solamente i saperi spendibili dalle imprese; ne è diretta conseguenza un impoverimento della formazione e della ricerca a discapito di chi attraversa l’università. E’ la stessa forma di mercificazione che si applica a tutti i “beni comuni”, dal territorio ai servizi, la stessa espropriazione che l’attuale modello di sviluppo continua a perpetrare imponendo privatizzazioni e grandi opere ai danni di chi realmente produce la ricchezza sociale. La critica ai processi di trasformazione che investono l’università vuole partire da un discorso sulla crisi globale considerando come i governi ne scarichino le responsabilità dirottando gli effetti. Crediamo che questa critica riguardi tutti coloro che pagano i costi di questa crisi e non si riconoscono negli interessi dei suoi responsabili. Con questo appello vi invitiamo a partecipare alla tre giorni di mobilitazione, che culminerà il 19 maggio in una manifestazione nazionale che, come studenti dell’Onda, stiamo costruendo assieme a tutte le realtà dell’università, della scuola, del mondo del lavoro ed a chi, come i No Tav, i No dal Molin e il movimento antinucleare, difende il proprio territorio dalle nocività.
CONTRO IL G8 DELL’UNIVERSITA’, L’ONDA NON VI SOSTIENE, VI TRAVOLGE!
Il programma
Rete contro il G8 Torino
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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 13 Maggio 2009 13:07 )
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Altri arresti per terrorismo, altre montature, ancora patrioti sardi nelle galere Italiane. |
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Scritto da Stobados
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Giovedì 11 Giugno 2009 11:41 |

Nella giornata di ieri, e' stata svolta dalla DIGOS di mezza Italia un'operazione antiterrorismo che ha portato all'arresto di 6 persone accusate di stare progettando attentati contro il G8 che si sa rebbe dovuto svolgere a La Maddalena questo Luglio. Gli arresti sono stati effettuati a Roma, Genova e Milano e gli inquirenti sarebbero arrivati ai 6 attraverso intercettazioni partite dal 2007. Le notizie date dalle agenzie e dai telegiornali sono abbastanza diverse tra loro e cercano di non far emergere alcuni particolari che sono pero' assai interessanti. Si parla di un intero arsenale costituito da bombe, pistole e mitragliette; su alcune agenzie solo di mitragliette, su altri giornali ancora di niente. Ma al di la' di questo c'è dell'altro. Tra gli arrestati, infatti, vi e' un dirigente del direttivo politico di a Manca pro s'Indipendetzia già arrestato nel 2007 nella tristemente famosa operazione “Arcadia”. Questa mirava a decapitare l'organizzazione indipendentista sarda con 10 arresti e una cinquantina di perquisizioni. Bruno venne messo in carcere per poi venire liberato qualche giorno dopo in quanto il suo passaporto dimostrava che all'epoca degli attentati si trovava in terra marocchina. La stessa operazione Arcadia si e' rivelata un flop totale, intercettazioni mute e prove granitiche che sono evaporata al primo sole di Agosto. Sono passati quasi tre anni e di quel processo non si sa ancora nulla. Quello che si sa e' che 10 compagni hanno subito la galera, di questi 8 hanno perso 10 mesi della loro vita in carcere perché c'era la possibilità di reiterazione del reato. In questi tre anni dagli arresti la polizia italiana non si e' mai stancata si cercare, controllare e stare col fiato sul collo agli indipendentisti. Ci sono stati continui ritrovamenti di microspie nelle macchine e nelle case dei militanti indipendentisti, ma anche nelle sedi dell'organizzazione, apparecchi sofisticatissimi che pero' non sono mai stati chiesti indietro dagli inquirenti. Bruno sapeva quindi benissimo di essere sotto controllo, sorvegliato in ogni suo spostamento. Ma c'è stato anche qualcos'altro oltre a questo. Da dopo gli arresti, quell'organizzazione che volevano morta decapitata ha saputo reagire e crescere. Al suo fianco durante le manifestazioni di solidarietà centinaia di sardi sono scesi in piazza e poi migliaia di essi hanno dato il loro voto durante le ultime regionali e molti di più hanno seguito le indicazioni date dai partiti indipendentisti alle ultime Europee, l'astensione. La Sardegna, infatti, e' stata la terra con la più alta astensione alle urne, solo il 40 % degli aventi diritti al voto si sono recati ai seggi. Colpire Bruno oggi vuol dire anche colpire le migliaia di persone che gravitano intorno all'indipendentismo sardo.
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Tragedia Saras: lacrime di coccodrillo & rabbia operaia. |
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Scritto da Mauro Aresu
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Mercoledì 27 Maggio 2009 22:31 |
Luigi, Daniele e Bruno sono morti ieri in una delle più grandi raffinerie d'Europa: la Saras del gruppo Moratti. Dovevano compiere una semplice operazione di routine, la pulizia di un serbatoio. Sono morti in sequenza per cercare di aiutare chi era rimasto vittima dentro quella trappola; l'ultimo ad entrare e' stato Daniele con una maschera anti-gas, precauzione inutile, "qualcosa" è andato storto ed anche lui ci ha rimesso la pelle. Ancora morti sul lavoro, ancora vittime del risparmio aziendale, attento ai guadagni e non alle perdite...
Niente di nuovo alla Saras I 3 lavoratori di Villa San Pietro erano dipendenti di una ditta esterna. Le ditte esterne fanno risparmiare all'azienda almeno il 30 % ed il lavoro viene comunque svolto nei tempi richiesti. Parafrasando le parole di un operaio intervistato nel documentario "Oil", le gare d'appalto si svolgono su costi bassi e per rientrare nei tempi, con il minimo indispensabile di personale, i turni di lavoro diventano massacranti e la sicurezza và di conseguenza a farsi benedire. Risultato? Incidenti sul lavoro, proprio come quello che ieri è costato la vita a 3 lavoratori. Le lacrime di coccodrillo I Moratti stanno "vicino alle famiglie delle vittime" titolano i giornali. Lacrime da coccodrillo, come molte altre, la loro attenzione era concentrata nel tentativo di bloccare la proiezione del documentario suddetto per non ledere l'immagine del gruppo... Torniamo ad assistere all'ennesimo teatrino del finto dolore di politici e imprenditori, con la presa di parola di personaggi che sarebbe meglio se tacessero, gli stessi corsi a dichiararsi, 2 anni fa, "scossi" dalla tragedia della Thyssen Krupp di Torino... Acqua ne è passata sotto i ponti, ma le dichiarazioni e le promesse sono rimaste aria fritta, con gli operai che continuano quotidianamente a morire in fabbrica e nei cantieri. La rabbia operaia Alle 7 di questa mattina cancelli chiusi e oltre 2mila persone in presidio fuori dalla Saras: 8 ore di sciopero nella provincia di Cagliari, 4 nel resto della Sardegna per il comparto dei metalmeccanici. Tanta la rabbia fuori dai cancelli, sui quali i colleghi dei 3 lavoratori morti hanno legato 3 rose rosse e 3 rose bianche. Nel pomeriggio è arrivata la conferma che lo sciopero sarà esteso anche per i prossimi 2 giorni, lo stabilimento rimarrà bloccato fino a lunedi, si è inoltre deciso di bloccare a tempo indeterminato ogni ricorso agli straordinari. Le autorità di Sarroch e di Villa San Pietro hanno proclamato quindi 3 giorni di lutto cittadino a partire da oggi. Dopo aver confermato lo sciopero dei metalmeccanici sardi nel giorno dei funerali, le segreterie di Cgil Cisl e Uil hanno sottolineato come "il tragico episodio ripropone con urgenza il tema della sicurezza nella raffineria", la Fiom si costituità parte civile. Ma probabilmente sarebbe il caso di bloccarli "prima" gli stabilimenti, fermare le produzioni per esigere sicurezza e diritti, il "dopo" è troppo spesso testimonianza. Nel frattempo altri 3 lavoratori han perso la vita, e il bollettino di guerra sui posti di lavoro non conosce fine.
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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 27 Maggio 2009 22:33 )
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Politica: G8, ora il governo intima ai sardi: «Finite le opere con i vostri soldi» |
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Scritto da tzirculu de Pisa
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Giovedì 14 Maggio 2009 17:48 |
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GUIDO PIGA LA MADDALENA. Se la Sardegna vuole completare le opere avviate per il G8, e se vuole realizzare quelle programmate e bloccate, lo faccia pure: ma a pagare il conto dovranno essere la Regione e i Comuni. Lo Stato non metterà un euro. Anzi, si prenderà i soldi (risparmiati) per darli all’Abruzzo. Sembra incredibile, invece è tutto nero su bianco. La nuova posizione del Governo è stata espressa in un emendamento al decreto Abruzzo, quello che ha annullato il G8 alla Maddalena per spostarlo all’Aquila. La mossa dell’esecutivo Berlusconi è di ieri e, nel clima di scontro dentro la maggioranza berlusconiana, serve per evitare sorprese in aula nella fase di conversione in legge; la discussione al Senato, proprio per via delle tensioni, è stata rimandata alla prossima settimana. Ecco, punto per punto, l’emendamento del governo che penalizza ancora di più la Maddalena e la Sardegna. Primo correzione al decreto. «Le ordinanze di protezione civile continuano ad applicarsi per assicurare il completamento delle opere in corso di realizzazione e programmate nella Regione Sardegna, nonché quelle da programmare, con risorse di competenza della Regione e degli enti locali, a titolo compensativo degli effetti derivanti dalla diversa localizzazione del G8». E’ chiarissimo. Il governo dice questo: le opere alla Maddalena in corso d’esecuzione devono essere finite, quelle programmate (il porto nell’arcipelago, ma anche la Sassari-Olbia) devono essere fatte. Ma a pagare non sarà lo Stato, dovranno essere la Regione e gli enti locali, in questo caso il comune della Maddalena. Non ci sono dubbi interpretativi: se la Sardegna non vuole delle incompiute, ci metta i suoi soldi. Seconda correzione fatta dal governo. «Con decreto del ministro dell’Economia, su proposta del commissario del G8, i risparmi derivanti dall’attuazione del decreto e i relativi importi sono versati nel bilancio dello Stato per essere riassegnati (...) per le esigenze della ricostruzione dei territori colpiti da sisma». L’emendamento modifica il decreto così: i risparmi (milionari) fatti sulle opere alla Maddalena non andranno più al ministero di Tremonti, una scelta di Berlusconi contestatissima dal centrosinistra sardo, ma all’Abruzzo. Come dire: una scelta (apparentemente) inattaccabile. La nuova posizione del Governo è però sorprendente per una serie di ragioni. Uno, le opere alla Maddalena per il G8 sono state tutte finanziate dalla Regione, ma per essere completate al 100 per cento, compresa la strada a 4 corsie Sassari-Olbia. Due, è singolare che, a «titolo compensativo per lo spostamento del G8», venga chieda alla Regione di spendere altri soldi per coprire i buchi lasciati da una decisione presa dal Governo. Terzo, i risparmi sulle opere alla Maddalena rappresentano un doppio danno: in Sardegna c’è il rischio che restino delle incompiute e questo perché una parte consistente dei soldi stanziati dalla Sardegna vengono ora dirotatti in Abruzzo. Letto l’emendamento del governo, il centrosinistra sardo è insorto. Francesco Sanna e Gian Piero Scanu, senatori del Pd, mettono in luce le contraddizioni del Governo. «L’emendamento del Governo è una vera provocazione. Si vorrebbe dare a intendere che per compensare la precipitosa fuga dalla Maddalena del Governo, la Sardegna e i suoi enti locali per completare le opere debbanno farlo a proprie spese. Come se fino ad ora non fosse accaduto così. E’ un po’ una beffa, un po’ un atto sovversivo». Sull’emendamento, sarà battaglia. L’interrogativo è: come si comporterà il centrodestra sardo? L’unica certezza, per ora, è la bocciatura di un emendamento al decreto Abruzzo presentato da Sanna, presentato nella commissione Affari costituzionali del Senato. Sanna chiedeva che una parte del decreto, quella sullo spostamento del G8, venisse dichiarata incostituzionale. «Non era stato preventivamente sentito, come impone lo statuto sardo, il presidente della Regione». Il centrodestra non ha voluto sentire ragioni, alla faccia dell’autonomia. |
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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 14 Maggio 2009 17:49 )
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Assemini e Porto Torres: affossamento |
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Scritto da Matteo
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Giovedì 30 Aprile 2009 17:49 |
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L'ennesima mazzata per l'industria sarda. E' di oggi la notizia che il patron della Vinyls Italia (ex Ineos) Fiorenzo Sartor ha presentato istanza di fallimento per la sua compagnia, che in Sardegna comprende i due poli di Porto Torres ed Assemini. Il signor Sartor era stato presentato da Scajola e Berlusconi, che è andato a raccontarlo alle folle di sardi accorse a vederlo durante la campagna elettorale, come l'uomo nuovo della chimica italiana e sarda, proprietario di un'azienda in grado di farsi carico dei vari poli sparsi per l'Italia come quelli di Ravenna, Marghera, Torviscosa, nonchè di quelli isolani. Berlusconi disse che "questo governo ha risolto il problema della chimica sarda" e i sardi gli hanno creduto, l'hanno votato! Il risultato è che il petrolchimico sardo è stato affidato ad un'azienda (la Safi srl) che non fattura neanche la metà dei debiti che ha ereditato dalla Ineos, un'azienda che a Dicembre ha messo in cassaintegrazione 100 suoi dipendenti (in quel di Macchiareddu, nell'Asseminese) e che ora sta per mandarli a casa tutti e in blocco! Ma si sa che i maiali sono fatti per razzolare e quella è la loro natura: il signor Sartor attualmente spera che attraverso l'istanza di fallimento i debiti che ha contratto possano essere congelati per pemettergli il proseguimento della sua attività criminosa nei confronti degli operai sardi. Tecnicamente dovrebbe essere impossibile, ma giochi di prestigio come la finanza creativa ed altro sono fatti apposta per rendere possibile l'impossibile... Morto un papa se ne fa un altro ed ecco che già è spuntato il nome di un ennesimo possibile salvatore dell'economia isolana: il gruppo Bertolini spa di Bologna, che sarebbe interessato a rilevare l'intero polo sardo e continentale, e nell'esigenza di sfruttamento dello stato nei confronti dei lavoratori siamo sicuri che, anche se non i bolognesi, qualcuno verrà trovato presto. E temiamo che dopo i fallimenti e le truffe dei signori Moratti, Rovelli, Sartor, di ditte come la Ineos, saremo costretti a parlare anche di quelli dei Bertolini e di tutti gli "ini" e gli "oni" calati dal continente e di tutti quelli che cogli "ini" e cogli "oni" ci stanno! Ribadiamo la nostra convinzione che la Sardegna sia, per chi gestisce l'economia, solo una terra da sfruttare e da tenere in sottosviluppo, un serbatoio da cui attingere cervelli e manodopera a basso costo, sempre stritolata dal cappio della cassaintegrazione e del lavoro precario. Ribadiamo la nostra convinzione che, finchè non saranno i sardi a rendersi conto della loro situazione e comportarsi di conseguenza, non ci saranno aiuti, rinascite o "chissaccosa" che terranno ma solo miseria, spopolamento e distruzione di tutto il potenziale economico e sociale che la nostra terra conserva ancora. Da emigrati ci impegnamo a far si che l'eco di questo scempio risuoni anche in continente e che non si dimentichi per l'ennesima volta, tra un reality ed un altro, che c'è gente che sta morendo di fame e non vede davanti a se alcun tipo di futuro. Ma ci rivolgiamo anche alle organizzazioni che affermano di lottare per la Sardegna e per i sardi: Dove siete quando il nostro "Populu Traballadore" è in ginocchio? Tzirculos De Sos Disterrados Sardos Contra A Su g8 |
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 04 Maggio 2009 07:50 )
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